Tassa rifiuti: come scoprire se hai diritto al rimborso

Tassa rifiuti: come scoprire se hai diritto al rimborso

Da qualche settimana è ormai scoppiato il caos Tari.

Si è scoperto che molti Comuni hanno gonfiato la quota variabile dell’imposta, aumentando considerevolmente il costo per i contribuenti. Come si può scoprire se quanto pagato è la quota legittima o gonfiata?

Com’è possibile riscontrare l’errore nel calcolo?
La prima cosa da fare è recuperare il regolamento dedicato alle pertinenze della Tari. Se il Comune prevede di applicare una sola quota variabile per tutto l’immobile allora quanto corrisposto dovrebbe corrispondere a quanto effettivamente dovuto. In caso contrario si aprirebbe la strada del rimborso.
Un’ulteriore verifica può essere fatta leggendo con attenzione la propria bolletta che riporta la voce “dettaglio degli immobili“. Qui è possibile verificare il dettaglio della quota fissa (costo al m2 da moltiplicare per i metri della superficie della casa e delle pertinenze), la seconda è un’aggiunta che dipende solo dal numero di occupanti.
Una volta verificato di aver pagato più di quanto dovuto, si può richiedere il  rimborso. L’istanza di rimborso deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento e deve contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari.

Fonte articolo: idealista.it

IMU, TARI e TASI: dimmi in che regione vivi e ti dirò quanto ti costano

IMU, TARI e TASI: dimmi in che regione vivi e ti dirò quanto ti costano

Le tasse comunali gravano sul nostro Paese, il tributo più rilevante risulta essere l’Imu, con un costo medio di 197 euro. Non sono, però, da meno la tassa sui rifiuti e la Tasi.
Nel 2018 i contribuenti italiani pagheranno in media 489 euro di tasse comunali, ma con rilevanti differenze a seconda del luogo in cui vivono.

Il costo dell’IMU

L’Imu è il tributo più rilevante, con un costo medio di 197 euro. Il picco massimo è in Liguria, dove arriva a 362 euro, e il minimo in Basilicata, dove si ferma a 108 euro. Ci sono poi la Toscana (236 euro), l’Emilia Romagna (234 euro), il Lazio (232 euro), il Piemonte (212 euro), la Lombardia (200 euro), il Veneto (196 euro), l’Abruzzo (181 euro), le Marche (170 euro), l’Umbria (168 euro), il Molise (159 euro), la Puglia (158 euro), la Campania (131 euro), la Calabria (115 euro).

Quanto costano i rifiuti

I rifiuti costano in media 122 euro. A spendere di più è la Toscana (161 euro), seguono il Lazio (154 euro), la Campania (142 euro), l’Emilia Romagna (139 euro), l’Abruzzo (135 euro), l’Umbria (136 euro), la Liguria (134 euro).
Sotto la media nazionale, la Puglia (119 euro), le Marche (109 euro), il Piemonte (105 euro), il Veneto (102 euro), la Basilicata (97 euro), la Calabria (96 euro), la Lombardia (95 euro), il Molise (83 euro).

Il peso della Tasi

La Tasi pesa in media per 35 euro. Al top c’è la Liguria (56 euro), poi – sopra la media nazionale – ci sono l’Emilia Romagna (43 euro), la Toscana (40 euro), la Lombardia (39 euro), il Lazio (39 euro), il Piemonte (38 euro), il Veneto (36 euro).
Si pagherà meno rispetto alla media nazionale in Umbria (31 euro), Abruzzo (31 euro), Marche (29 euro), Molise (28 euro), Puglia (25 euro), Campania (21 euro), Basilicata (19 euro) e Calabria.

A quanto ammonta l’addizionale comunale Irpef

L’addizionale comunale Irpef, infine, pesa 50 euro. Il prelievo più alto sarà in Lombardia (62 euro), poi Emilia Romagna (59 euro), Liguria (58 euro), Piemonte (57 euro), Veneto (55 euro), Toscana (54 euro), Lazio (53 euro).
Sotto la media nazionale, l’Umbria (48 euro), le Marche (48 euro), l’Abruzzo (41 euro), il Molise (36 euro), la Basilicata (36 euro), la Puglia (34 euro), la Campania (31 euro), la Calabria (30 euro).

Fonte articolo: idealista.it